
"E'
istituito in Grecia, con sede in Atene, un Istituto Italiano
di Archeologia col nome di "R. Scuola Archeologica
Italiana di Atene".
Così recita l'art.1 del R.D. n.373 del 9 maggio
1909 in G.U. del 30 giugno 1909, n.151.
A bene vedere, con l'atto costitutivo termina una lunga
fase preliminare che aveva conosciuto momenti molto esaltanti
e che deve essere in ogni caso intesa come l' ineliminabile
premessa alla comprensione della natura e delle funzioni
della Scuola. Se, come è ovvio in questa sede,
vogliamo prescindere dagli antefatti più lontani
nel tempo [viaggiatori ed umanisti a partire dal XV secolo,
per i quali rimandiamo al contributo di L.Beschi, La cultura
antiquaria italiana a Creta: premessa di un impegno scientifico
in AA.VV, Creta antica.
Cento
anni di archeologia italiana (1884-1984), Roma 1984,
pp.19-26] dopo aver ricordato che alunni della Scuola
di Roma già negli anni '70 del XIX secolo trascorrevano
in Grecia il loro terzo anno, gli inizi delle attività
italiane nell'Egeo si identificano con la figura e l'opera
di Federico Halbherr, allievo a Firenze di Domenico Comparetti,
che, con la scoperta della Grande Iscrizione di Gortyna
nel 1884, segnò il moderno debutto dell'archeologia
italiana in Grecia, dal 1899 ufficialmente strutturata
come "Missione Archeologica Italiana di Creta".
Sin
dal principio, Creta diventa il campo privilegiato e pressoché
esclusivo delle attività italiane che avranno,
a partire dall'estate del 1900 la loro principale
area di scavo nel palazzo minoico di Festòs e,
subito dopo, nella Villa di Haghia Triada. Partecipe attivo
delle vicende culturali e politiche cretesi negli anni
difficili segnati da guerre e scontri molto aspri, prima
dell'indipendenza di Creta (garantita da Francia, Inghilterra,
Italia e Russia) e dell'unione (la Énosis) alla
Grecia nel 1913, Halbherr promosse una serie impressionante
di attività di ricognizione e catalogazione e scavo
per tutta l'isola, dalla Messarà alla regione del
Monte Ida, ai Lassithi (Antro Ideo, Kamares, Priniàs,
Lebena, Axos, Lyttos, Arkades,) ed oltre, fino all'estremità
orientale (Capo Sidero). Al momento della creazione della
Scuola, non volle per sé la carica di Direttore,
ma convinse le Autorità a nominare il suo alunno
Luigi
Pernier, che aveva diretto le memorabili campagne
di scavo a Festòs ed a Priniàs. E' bene
rileggere specialmente l'art.2 del Regolamento annesso
alla legge con cui fu creata la Scuola, perché
in esso è racchiusa tutta una esperienza ed un
preciso programma:
"Scopo della Scuola è di promuovere l'alta
cultura archeologica della nazione, di fornire ai licenziati
della R.scuola di archeologia di Roma e ai laureati nelle
discipline classiche delle Università e degli Istituti
superiori d'istruzione italiani il mezzo di perfezionarsi
negli studi di archeologia in generale e delle antichità
greche in particolare, e di prendere parte all'esplorazione
dell'Oriente ellenico con viaggi, ricerche e scavi.
Essa servirà inoltre come centro e stazione agli
archeologi italiani che si recheranno in Grecia per studi
speciali, sarà il punto di convegno fra dotti italiani
e dotti greci, il mezzo per favorire e cementare i rapporti
scientifici fra le due nazioni che hanno comuni i vincoli
e le tradizioni della civiltà classica".
Nel
1919 arriva ad Atene come direttore un altro esponente
di spicco della cultura antichistica italiana, Alessandro
Della Seta, raffinatissimo storico dell'arte greca,
al quale si deve l'apertura delle esplorazioni nell'isola
di Lemno, dove la Scuola, per espressa volontà
del Direttore, andava ad indagare le origini tirreniche
degli Etruschi, dopo la scoperta della stele di Kaminia.
A Lemno la Scuola avviò lo scavo di Efestia, ma,
soprattutto, quello dello straordinario sito preistorico
di Poliochni, che sarà esplorato e pubblicato esemplarmente
da Luigi Bernabò Brea. Con
l'allontanamento del Della
Seta, nel 1939, in seguito alle epurazioni
prodotte dalle leggi razziali, arrivò il Libertini
che, coerentemente con tali 'premesse', aprì uno
scavo in Arcadia a Pallantion, alla ricerca del passato
romano caro agli interessi del regime. (Una ripresa dell'esplorazione
di questo sito si è avuta di recente, negli anni
'80).
Dopo la coraggiosa reggenza del Laurenzi,
che fu arrestato dai Tedeschi nel 1943, un nuovo ciclo
si apre con un altro protagonista, Doro
Levi, che terrà la direzione della Scuola per
circa 30 anni dall'estate del 1947 fino alla fine del
1976. Con il grande studioso triestino, che era stato
allievo del Della Seta e si era già reso protagonista
di una serie incredibile di scavi e scoperte, la Scuola
dà un nuovo decisivo contributo all'esplorazione
di Festòs ed all'indagine scientifica moderna sulla
civiltà minoica. Levi apre anche lo scavo di Iasos
in Turchia, conducendovi numerose campagne, fino a quando
la direzione del cantiere sarà assunta da un responsabile
nominato dal Ministero degli Esteri.
Dal 1977 alla fine di settembre del 2000, la Scuola
è stata diretta da Antonino
Di Vita, che ha promosso un convegno internazionale
nel 1978 su "Grecia, Italia e Sicilia tra VIII e
VII secolo a.C." ed ha dato particolare nuovo impulso
all'esplorazione di Gortyna (specialmente valorizzando
le fasi imperiali, tardo antiche e bizantine, oggetto
di un importante convegno celebrato a Iraklion nel settembre
del 2000 e di una serie di monografie, alcune delle quali
sono in stampa). Nel corso della direzione di A.
Di Vita, la Scuola ha anche assunto (con la L. 16
marzo 1987, n.118) le funzioni attuali di organizzatrice
di corsi di specializzazione triennali e di corsi di perfezionamento
annuali, ai quali si accede, con concorsi banditi ogni
anno.
L'archeologia italiana è stata, inoltre, molto
attiva anche a Rodi e Coo.
Nel 1914, in seguito all'occupazione italiana del
1912, venne istituita la Missione Archeologica Italiana
nel Dodecaneso che, oltre ad una serie di celebri interventi
di restauro, effettuò numerosissimi scavi nell'isola
di Rodi, a Jalysos, nella città di Rodi stessa
a Camiros ed in molte altre località: la missione
divenne Istituto Storico-Archeologico di Rodi, nel 1927
e produsse il periodico "Clara Rhodos" fino
al 1941. Nella vicina Coo, dopo un certo numero di spedizioni
scientifiche promosse dalla Scuola di Atene, una missione
stabile fu diretta dapprima da
L. Laurenzi, tra il 1928 ed il 1933 (importanti gli
interventi effettuati specialmente dopo il terremoto del
1933) ed infine da L.Morricone che passò nel 1948
le consegne a I.Kondis, il primo eforo greco del Dodecaneso.
A Coo lavorò alla raccolta delle iscrizioni Mario
Segre, un grande epigrafista italiano, morto con la famiglia
nel campo di Auschwitz (la pubblicazione delle iscrizioni
viene ora curata da G.Pugliese Caratelli) Negli anni '80-90
A.Di
Vita ha promosso numerose iniziative, in particolare
a Rodi e Coo, dove ha avviato gli studi di alcuni dei
ricchi ed importanti complessi scavati dagli Italiani,
rimasti a lungo inediti.
Per saperne di più:
Nella rubrica "Atti della Scuola" dell'
"Annuario della Scuola Archeologica Italiana di Atene
e delle Missioni italiane in Oriente", periodico
della Scuola sin dal 1914, si troverà un resoconto
dettagliato delle attività didattiche e scientifiche
svolte dalla Scuola fino al 2000; dal 2002 gli "Atti"
sono stati sostituiti dal NOTIZIARIO, pubblicazione periodica
semestrale.
Si vedano, inoltre:
A.Di Vita, L'Archeologia Italiana in Grecia in "Il
Veltro, 1-2, XXVII, 1983, pp.267-280.
AA.VV, Creta antica.Cento anni di archeologia italiana(1884-1984),
Roma 1984
V.La Rosa ( a cura di) All'ombra dell'Acropoli: generazioni
di archeologi fra Grecia e Italia, Atene 1995.
M.Livadiotti, G.Rocco ( a cura di) La presenza italiana
nel Dodecanneso tra il 1912 ed il 1948, Catania, 1996.
A.Di Vita, La politica archeologica dell'Italia in Grecia
dall'Unità ad oggi in R.Etienne ( a cura di) Les
Politiques de l'Archéologie du Milieu du XIX à
l'Orée du XXI, Athènes, 2000, pp.255-270.
E. Greco - A. G. Benvenuti, Scavando nel passato. 120
anni di archeologia italiana in Grecia, Atene 2005.
